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Riportiamo integralmente l’articolo a commento di Domani è un Altro Giorno pubblicato su SassariNotizie. Bellissimo! Grazie di vero cuore!

Bertas, la festa dei trent’anni (ah no, scusate, sono 60): il super concerto con l’OJS al Teatro Comunale.

Sessant’anni di musica non si raccontano con una formula, né con una nostalgia di maniera. I Bertas lo hanno fatto come sanno fare da sempre: mettendo le canzoni al centro e lasciando che parlasse il tempo lungo di un repertorio che attraversa generazioni, lingue, stagioni culturali diverse. Il concerto-evento andato in scena al Teatro Comunale di Sassari è stato prima di tutto questo: un viaggio dentro una storia musicale che continua a essere riconoscibile e, sorprendentemente, attuale. Il teatro gremito ha fatto da cornice a una serata, condotta da Alessandro Gazale, che ha unito musica, racconto e solidarietà.

Sul palco Enzo Paba, Mario Chessa e Marco Piras, affiancati dall’Orchestra Jazz della Sardegna, hanno costruito una narrazione in musica che ha intrecciato memoria personale e memoria collettiva, senza bisogno di spiegazioni didascaliche. I brani hanno fatto da soli il lavoro più difficile: raccontare come una band nata negli anni Sessanta sia riuscita a reinventarsi più volte senza perdere identità.

La collaborazione con l’OJS, diretta da Gavino Mele, è stata uno degli elementi più riusciti della serata. Gli arrangiamenti jazz firmati da Gabriele Comeglio hanno riletto il repertorio storico dei Bertas con rispetto e intelligenza, valorizzando melodie e testi senza trasformarli in esercizi di stile. Il dialogo tra band e orchestra ha funzionato perché non ha mai cercato l’effetto speciale, ma un equilibrio vero tra linguaggi diversi.

La scaletta ha attraversato epoche e registri: da Cambia il Mondo a Yes Man, da Sa Vida Est Mama ad A Mio Padre Piaceva Pantani, fino ai brani che mettono in luce la dimensione più poetica e civile del gruppo, come La Donna Irreale, Segnore Deus e Comandante.

È emersa con forza una delle intuizioni che hanno reso i Bertas un caso unico: l’uso della lingua sarda fuori dai recinti della tradizione, dentro il pop e il rock, quando farlo era tutt’altro che scontato. E poi i cori, elemento distintivo di tante loro canzoni, qui affidati alle voci di Maria Rosaria Soro, Enrica Virdis e Rita Penduzzu. Sul palco anche Fabrizio Loriga, Gabriele Cau, Giuseppe Gadau.

Nel racconto musicale non è mancato il richiamo a Franco Castia, autore di testi e parte fondamentale della storia del gruppo, ricordato sul palco da Enzo Paba. Un passaggio che ha riportato il concerto alla sua dimensione più autentica: quella di una comunità artistica che si riconosce e si racconta senza retorica.

Il finale, con Fatalità, Dondolo, Como Cheria, Speak up Mambo, Cantare Cantare Cantare e Badde Lontana, ha restituito l’energia di una band capace di parlare a pubblici diversi, fino al bis con Santu Antine, accompagnato dalle luci dei telefonini e da un teatro che, per una sera, è sembrato cantare all’unisono.

Prima dell’inizio del concerto erano intervenuti il sindaco di Sassari Giuseppe Mascia, l’assessora alla Cultura Nicoletta Puggioni e don Gaetano Galia, presidente dell’associazione Il Sogno, a cui è stato devoluto l’intero incasso della serata. Un passaggio istituzionale sobrio, che ha richiamato il valore culturale e sociale dell’iniziativa e la collaborazione tra realtà cittadine diverse, tutte legate – in modi differenti – alla storia recente della città.

Ad aprire la serata era stata la prima sassarese del cortometraggio Una Faccia da Cinema, scritto e diretto da Alberto Salvucci, a cui i Bertas hanno contribuito anche con la colonna sonora. Un’introduzione breve ma significativa, che ha creato un ponte naturale tra immagini e musica e ha anticipato il carattere narrativo dell’intero concerto, accompagnato sullo sfondo da video e materiali d’archivio della band.”

Fotografie di Elisa Casula

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