12 gennaio 2019
Fonte: La Nuova Sardegna del 12/01/2019 – di Pasquale Porcu

La più longeva band sarda: oltre 50 anni di attività. Dagli esordi con “Fatalità” sino a “Cambia il mondo” passando per varie chance mancate. Come Sanremo.

Da “Fatalità” a “Cambia il mondo”, ovvero la storia del più longevo gruppo pop della Sardegna: i Bertas. Dal 1965 fino ai giorni nostri. Più di mezzo secolo, con tanti cambiamenti, ma da sempre con lo stesso atteggiamento da parte della band. Ma che cosa ha fatto sì che il gruppo abbia superato il mezzo secolo di vita?

“Non c’è nessun segreto, siamo rimasti sempre uguali a noi stessi. Non ci siamo mai montati la testa. Abbiamo continuato a lavorare, ciascuno nella propria attività, senza mai rinunciare a fare i dilettanti della musica”.

Marco Piras, chitarrista del gruppo


Dilettanti appassionati e meticolosi. Prendendo dalla musica solo la parte del divertimento e del gusto di suonare insieme. Ma senza mai trasgredire sulla qualità delle canzoni prodotte e proposte nelle piazze e nei teatri.

“Quando è nato il nostro gruppo bastava mettere insieme quattro strumenti, cantare in un inglese maccheronico imitando il complesso straniero del momento e il gioco era fatto. Se poi riuscivi a scrivere un paio di brani azzeccati, giusto per far pubblicare un 45 giri, potevi arrivare anche a esibirti al Cantagiro”.

Mario Chessa, voce, tastiere e chitarre della band

I Bertas hanno avuto subito un contratto con la più importante etichetta discografica del momento, la Rca, hanno avuto molti passaggi televisivi nelle trasmissioni più importanti della tv, hanno tenuto concerti in Italia e all’estero. Eppure non hanno mai ceduto alle lusinghe di un mondo affascinante ma effimero. La vita del gruppo ha avuto alti e bassi. “Ricordo – dice Enzo Pabache in certi momenti abbiamo avuto degli stop lunghi, perfino di un anno”. Anche l’evoluzione del gruppo non è stata sempre lineare. Agli esordi, in repertorio, oltre agli standard c’erano i brani che li hanno fatti conoscere al grande pubblico: da “Fatalità” a “Dondolo”. Poi la grande svolta, la riscoperta della lingua sarda con l’exploit di “Badde lontana”, un brano con il testo del poeta osilese Antonio Strinna con le musiche di Antonio Costa (fondatore del gruppo con i fratelli Carlo e Monduccio). Si tratta di una ballata malinconica che racconta una vicenda realmente accaduta. Si è trattato di una svolta importantissima nella storia della musica pop, non solo sarda. I testi e i contesti di riferimento non erano la traduzione di brani stranieri di successo o di autori italiani più o meno felici. È vero che all’inizio degli anni Settanta, la composizione del gruppo è cambiata, con l’uscita di alcuni fondatori e l’ingresso di Marco Piras, Mario Chessa ed Enzo Paba. Ma un apporto importante è stato l’inizio della collaborazione con il gruppo dello scrittore Franco Castia (che del gruppo è diventato anche uno dei coristi insieme a Maria Rosaria Soro ed Enrica Virdis). Si deve alla determinazione di Antonio Costa la nascita dei Bertas, È stato lui a coinvolgere il fratello Carlo, che dal gruppo si è separato solo il 16 dicembre 2016 sostituito da Giuseppe Gadau.

“Non so se sia stato per eccessiva prudenza o per altro ma questa era ed è la nostra formazione. Non ce la siamo sentita di buttarci allo sbaraglio campando solo di musica. In fondo ci siamo potuti permettere di affrontare dei momenti nei quali potevamo anche non lavorare. Un professionista non se lo può permettere”.

Enzo Paba, voce e chitarra del gruppo.

Ad Antonio si devono l’attenzione e l’amore per la polifonia – dice Mario Chessa –, rigorosamente in carattere con le peculiarità musicali dei sardi e così largamente praticata nella nostra isola. Un’attenzione, questa, che non è mai venuta meno negli anni, in noi, nemmeno per un attimo. Fu lui a iscriverci al concorso musicale Sardegna Canta, nel 1966, che ci segnalò alla Rca e ci condusse al primo contratto discografico. Potemmo incidere ‘Fatalità’ (in italiano prima e quindi in spagnolo, per la Spagna e i Paesi dell’America Latina), con la quale scalammo le classifiche di vendita e, a breve distanza di tempo, ‘Dondolo’, una cover della celebre ‘Sound asleep’ dei Turtles”. Fu sempre Antonio Costa che propose (ed era il 1974) l’incisione della prima canzone in limba, “Badde lontana”, affidata alla voce di Giuseppe Fiori e incisa su un 45 giri. Antonio Costa, alla fine del 1979, uscì dai Bertas per andare a dirigere la Corale Luigi Canepa di Sassari. Era il 1968 e i Bertas sfiorarono il Festival di Sanremo, in coppia con Mal dei Primitives. In compenso il gruppo approdò a “Settevoci”, condotto da Pippo Baudo, e poi a “Chissà chi lo sa”, presentato da Febo Conti. E ancora a “Giochiamo agli anni Trenta”, dove i Bertas conobbero Ombretta Colli e Giorgio Gaber. Ed è sempre in quegli anni che il gruppo, per ragioni contingenti non registrò due brani che divennero famosissimi: “L’Ora dell’Amore” (che andò ai Camaleonti) e “Sognando La California” (portata al successo dai Dik Dik). È il decennio meno brillante del gruppo, nonostante il controverso album “Unu mundu bellissimu” del 1987, realizzato sotto la guida di Mark Harris. La svolta avvenne nel 1993 con l’album “Amistade” e con “Como cheria”, che risultò il brano di maggior successo, riproposto anche da altri gruppi dell’isola. “Ricordiamo il successo che grazie a quei brani ottenemmo sia alla prima edizione del festival Ichnos a Sedilo e e al Concerto per la sfortunata ed eroica Emanuela Loi, all’Anfiteatro romano di Cagliari”, rammentano i Bertas.

 

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